Mai un’estate fu più calda. In un’intervista a Repubblica il braccio destro di Fini, Italo Bocchino, ha dichiarato che piuttosto che Fini si dovrebbe dimettere quel pluri-indagato di Berlusconi, che c’è il premier dietro la campagna di veleni e dossier contro il presidente della camere e che più ne ha, più ne metta.
E così durante questo Agosto, oltre che alle consuete “notizie” sull’emergenza caldo, sugli esodi da bollino nero e sulla necessità di bere molta acqua, possiamo scorgere i segnali di una imminente caduta di governo.
La notizia è indubbiamente succosa. Schieri di politici e commentatori stanno spendendo cascate di parole sulla sempre più radicale ribellione del delfino Fini contro Berlusconi. Tuttavia questi episodi non fanno altro che confermare quello squallido teatrino che è la politica italiana.
Questa fiera delle ipocrisie coinvolge il Presidente della Camera fino ai leader dell’opposizione, passando per buona parte degli opinion maker che quotidianamente scrivono sui giornali.
Cominciando dai finiani, mi verrebbe da chiedergli dov’erano fino ad ora. Quando approvarono le leggi ad personam per difendere Berlusconi dai suoi processi? Quando diedero alla vita quella scabrosa legge che porta il nome dell’impavido ribelle, la Bossi-Fini? Quando non votarono la legge sulle coppie di fatto, portata in Parlamento dal governo Prodi? Sono le stesse persone che ora parlano di legalità, immigrazione ed etica? Erano davvero così accecati oppure è solo un’altra, ennesima manovra di potere? Allo stesso modo l’opposizione che ora tanto acclama i ribelli, non rischia di fare la figura dell’ipocrita, sempre pronta ad appoggiare giochi di palazzo, a scapito della coerenza, che in politica non è un limite, ma dovrebbe essere una virtù?
Quanto sono loschi i Letta, i Franceschini e soprattutto i Rutelli, che fino a qualche mese fa tuonavano contro questa destra populista e liberticida ed ora sono pronti ad allearsi e perfino a governare assieme a chi ha attivamente partecipato a questo populismo?
Per non parlare degli editorialisti che nei giornali difendono a spada tratta questi ribelli, lodandone le idee, dipingendola come una nuova destra europea.
Per quanto siano giuste le tesi che il risvegliato Gianfranco Fini avanza, non si può non accogliere con sospetto e amarezza questo teatrino che un giorno dice che va tutto bene e il giorno dopo si accorge che è tutta una schifezza. Un teatrino fatto sempre dalle stesse persone, sempre pronte a cambiare le maschere e a recitare un altro ruolo, ma solo se c’è qualche tornaconto nel farlo.